La forza di Kolja

Lug 19, 2018

Senza ombra di dubbio Kolja ha occupato negli ultimi mesi una parte importante della vita della nostra famiglia. Kolja era stato vittima di un incidente domestico a causa del quale aveva subito qualche anno fa estese ustioni su gran parte della parte anteriore del corpo.

Dopo che da un punto di vista burocratico, Kolja e la sorella sono stati affidati definitivamente al Villaggio dell’Arca, è iniziato il lungo processo riabilitativo che richiederà mesi per essere portato a termine. Il primo passo ha comportato un viaggio ad Astana, capitale del Paese, per una piccola – a confronto con le successive a seguire – operazione alle mani. Di ritorno dopo la breve permanenza in Astana, i due fratelli hanno avuto modo di prendere contatto ed entrare passo dopo passo nella vita quotidiana del Villaggio dell’Arca.

Una speciale nota va fatta riguardo alle persone che in forme diverse hanno risposto in loco per raccogliere fondi per coprire i costi rilevanti del lungo processo di riabilitazione medica. Imprenditori del settore agricolo, semplici privati che si sono uniti all’impegno della Fondazione Aruzhan Sain che opera regolarmente per rispondere a situazioni di emergenza nel campo della sanità infantile. Con una campagna molto attiva e intensa è stato possibile raccogliere in breve tempo il denaro necessario ad avviare il processo.

Un altro aspetto che preoccupava non poco noi adulti, era l’accoglienza che Kolja avrebbe potuto trovare da parte degli altri bambini dell’Arca. Come spesso accade, i nostri bambini non hanno avuto bisogno di grande preparazione e ci hanno stupito con la naturalezza con la quale hanno accolto l’arrivo del loro nuovo fratello. Questo ha sicuramente aiutato Kolja a inserirsi nella famiglia e iniziare con grande entusiasmo le varie attività educative e di gioco.

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Dopo il primo passo, è seguito il secondo, molto più impegnativo, che ha significato per Kolja un viaggio in Corea per un’operazione più complicata possibile solo in quel contesto sanitario. Kolja è stato accompagnato da un’infermiera che lo ha seguito per tutto il tempo della sua permanenza a Seul.  Anche se in misura minima, è stato possibile mantenere il contatto con lui attraverso brevi video dall’ospedale che ci ha consentito di rimanere in contatto con lui. Dopo la convalescenza è stata una grande gioia poterlo riaccogliere a casa, a cominciare con una semplice cerimonia di benvenuto all’aeroporto e al momento del suo ritorno a casa ad Almaty.

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